Non c’è due senza te.

settembre 18, 2010

Pensò di ucciderla in quel momento. Strapparle con le dita la carotide, sentire il caldo sangue pulsare, ahimè lui, ancora vivo.

Per una sigaretta l’avrebbe uccisa. Le avrebbe succhiato l’aria dai polmoni, mettendo fine alla tortura dell’assenza e a quella voce che gli rimbombava in testa. L’amava e in quel momento l’odiava. Dente continuerebbe a cantare dallo stereo la seconda parte di Buongiorno, Buonafortuna. Lacrime verrebbero versate, ma il nodo nello stomaco se ne andrebbe subito.

Smettere di fumare è l’addio di un amore, gelosia di un amante tradito. Le cose che ami non ti fanno mai solo bene ed è meglio farci i conti. Se poi ti va bene, una pacca maschile sulla spalla, che siano amori, bionde, amori bionde.

“Il nuovo dopobarba ha un retrogusto di benzina, ho perso già le chiavi e son le nove di mattina”

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“Lei chi ha perso?”

“Come si sente?”

“Perchè dorme in macchina?”

“Bambina, sei triste?”

“La sua casa era costruita con criteri antisismici?”

“Come passerà la notte?”

“Si sente tranquillo?”

“C’era qualche suo conoscente sotto le macerie?”

“Cosa si sente di dire a chi come lei ha perso un figlio?”

“Che farà ora?”

“Lei signora aveva tre figli, ora è rimasta con uno…come si sente?”

A breve l’audience di questo post, il meter lo avete sui dotti lacrimali.

Polpa di granchio

febbraio 9, 2009

E così, vedo Eluana Englaro che finalmente lascia la clinica “La Quiete” di Udine. Se è vero che quando si muore, si muore soli, certo intorno gli schiamazzi sono forti.

Probabilmente correte qualche commento caustico sui nostri politici. Lo streaming della riunione del Senato? Ve lo riassumo:

Quagliarello: “E’ stata uccisa!”

Finocchiaro: “Avete strumentalizzato tutto”

Schifani: “Fofpendo la feduta!”

Spererei che, nel mangiare dei gustosi tramezzini alla sugosa polpa di granchio della buvette del Senato (che loro pagano 80 centesimi mentre io per del pane sporco pago un euro e mezzo) un pensierino di lorsignori vada anche al padre di quella ragazza, oggetto di accuse degne di un periodo medievale che avevo letto solo sui libri di storia.

Per un momento, ho sperato che lo Spirito Santo apparisse in aula. Ma non quello dolce e tenero che accoglie e perdona. Uno Spirito Santo vendicatore con gli occhi neri, che calasse la sua furia come un ubriaco che scaglia sè stesso addosso ad un muro nella concitazione di una rissa.  Avrebbe affondato i denti nel collo del primo senatore, succhiando sangue avido, ed il profumo ferroso lo avrebbe incarognito ancora di più. E sarebbero state urla e grida, e sedie strappate e preghiere sprecate. Un vandalo che colpisse a caso, nella mischia, un ultrà di Dio.

Vedo la scena, lo Spirito si ferma, respira l’aria intrisa di sudore. L’ira gli offusca la vista, sente le grida, vede persone che si sbracciano, che supplicano, che si genuflettono. Riparte in carica, a testa bassa, i denti digrignati, che stridono, e mani con unghie appuntite, e loro che gridano perchè non è lo Spirito Salvatore, eh no cazzo non me lo avevano raccontato così, gli angeli sono buoni, hanno le ali di piume bianche e quando ridono si sentono le campane.

Ma non è successo nulla, gnamgnamgnam polpa di granchio.

Oggi ho dedicato la giornata a scopare. Lo dico così, per non fraintenderci.

Era molto che non lo facevo, devo dire. Non che ne avessi comunque molta voglia, è un periodo un pò così, a volte le cose migliori, quelle che ti piacciono di più, non hanno molte occasioni per venire soddisfatte, è quello che voglio dire. Certe volte qualche persona ti chiede aiuto, o tu chiedi aiuto a lei, in questo caso è capitato, scusate il gioco di parole, per caso. Un’idea bizzarra, uno la butta lì, prima in testa, poi la mette in atto.

Ho iniziato in cucina. Ramazza in mano, pronto a soddisfare ogni suo bisogno. Si vedeva che le piaceva: sicuramente anche lei era molto che non subiva un trattamento simile. A tutti serve una buona scopata ogni tanto, non c’è da vergognarsi. Spesso mi chiedo cosa ci sia di male.

Il dolce su e giù ci ha accompagnato fino in soggiorno. Ho deciso di farlo in tutti i locali della casa, è quello che voglio dire.

Il soggiorno è un posto particolarmente caldo quando faccio questo tipo di attività. Arnese in mano, e giù in ogni pertugio. Bisogna saperci fare, ma ogni mugolio che sentivo era accompagnato da uno sbuffo di piacere. D’estate è un problema scopare, soffro il caldo in maniera allucinante. E sono solo le 11 di una mattina soleggiata; nonostante questo, devo riuscire a finire. La mia performance cala molto in soggiorno, un uomo deve sapere i suoi limiti e dominarli, è quello che voglio dire.

Poi sulle scale, poco però: io e la mia compagna siamo scomodi, è difficile, ci spostiamo in camera da letto: prima dei miei, c’è il letto più grande, ma mi sembra sempre più scomodo: lo spostiamo a forza di spinte vigorose per raggiungere vette di piacere incredibili. Certo mi sento più a mio agio in camera da letto, mi dà una sensazione più intima, è quello che voglio dire.

Anche in camera della mia sorellina. Non ci metto spesso piede. E’ comunque piacere vedere le cose da una dimensione diversa. Più concentrati, ora. Si arriva al culmine.

Il massimo lo ottengo in camera mia. Lì è il delirio: poster staccati, un turbinio di sudore, sbuffo e soffio per raggiungere ogni punto nevralgico. E’ quasi una lotta, devo ammetterlo. Lei non sembra mai stanca, continua, si muove, avanti, indietro e ancora avanti. Sopra, sotto il letto, in ogni angolo. Mi mancano le forze, cado stremato.

Ho la casa pulita, è quello che voglio dire.

Bau

Bau

Sei stato a aggiunto da [a][f][q][ccc][#00023][g]Pinguinetta88-Io e te tre metri sopra il cielo-Fabri chiamami appena puoi!!Mi manchi dove sei?[/g][#00023][/ccc][/q][/f][a]

Tale presagio di morte mi appare sullo schermo alle 9 antimeridiane di una bellissima mattina invernale. Certo, sono abbastanza nerd da tenere acceso msn anche la mattina, non abbastanza per non spaventarmi di fronte ad una richiesta simile.

Mentre mi chiedo se la dolcissima pinguina potrebbe essere un passatempo tra La Repubblica ed Il Corriere, attacco la mia ciambellina al mirtillo. Si tratta di una ciambellina ricoperta di zucchero a velo, ed il ripieno è veramente ripieno,
cioè di crema ce n’è parecchia, non come i buondì Motta. Voglio dire, dolcissimo ripieno godurioso. E nulla potrebbe rovinare il mio ego mentre ci affondo i denti, sento la pasta calda, l’energia zuccherina mi accende come una lampadina.

Certo, [a][f][q][ccc][#00023][g]Pinguinetta88-Io e te tre metri sopra il cielo-Fabri chiamami appena puoi!!Mi manchi dove sei?[/g][#00023][/ccc][/q][/f][a] è sempre in attesa, [a][f][q][ccc][#00023][g]Pinguinetta88-Io e te tre metri sopra il cielo-Fabri chiamami appena puoi!!Mi manchi dove sei?[/g][#00023][/ccc][/q][/f][a] compirà 18 anni presto, e se ha deciso di aggiungermi c’avrà i suoi motivi.

Aggiungi.

E’ il momento del cappuccino. Si, mi piace uscire di casa e ordinarlo in uno di quei bicchieri preserva calore, è caldo e non vedo altri scopi in questo prodotto se non abbinarlo ad una ciambellina. E che cos’ho qui? No dico, che cos’ho proprio qui? Una ciambellina pronta all’uso. Certo è sbocconcellata, ma può ancora regalarmi molto. Emozioni vere.

Che profumo quando alzo il coperchio. Sono certo che lo possiate sentire anche voi. Si tratta di caffè e latte schiumato. Banale. Scontato. E per questo sublime.

[a][f][q][ccc][#00023][g]Pinguinetta88-Io e te tre metri sopra il cielo-Fabri chiamami appena puoi!!Mi manchi dove sei?[/g][#00023][/ccc][/q][/f][a] si fa avanti con una domanda marzulliana che rischia di farmi perdere la concetrazione. E io sono concentratissimo quando sorseggio il mio cappuccino e ci intingo la mia ciambellina. Dio quanto amo questa combinazione.

“Ciao, chi sei?”. Sono l’uomo dei cappuccini tesoro. Mangio ciambelline e leggo il giornale, sono la media mediana e moda dell’italia. E sbocconcello la mia ciambellina farcita. Al mirtillo. Non ti piace il mirtillo? Mica è una regola che vada solo sullo yoghurt. A me piace sulla mia ciambellina, ti dà fastidio? Bene, è importante per me.

Sorso. Lava calda nelle mie viscere, sapete come funziona no? Il caffè tostato, l’acqua, la goduria. Il profumo.

“No dai perchè mi hai aggiunto?” Non che questa domanda mi faccia pensare più di tanto. Pinguinetta ora potrebbe essere la più grande passera della terra, ma qui si tratta della colazione.

Lancio l’ultimo pezzo di ciambellina nel cappuccino. Il caffè caldo avvolge la pasta morbida, che subito raddoppia di volume. Fumo denso si alza dalla tazza di poliestere.Raggiunge il mio naso. Pinguinetta strilla su msn, trilla su msn, lancia frasi tipo “Ma che sei un maniaaaacooo? hehehehehehhehe” . Il maniaco dei cappuccini, così mi faccio chiamare.

Cerco un cucchiaino…un cucchiaino da gelato, omaggiato dalla barista…ma riportamelo che mi serve eh! Porto il boccone alla bocca, la ciambellina intrisa di caffè sembra salutarmi. Sono quasi certo che sorrida. Si mi sta sorridendo, è scesa sulla terra per farmi felice. Il fatto che ci stia riuscendo non è un fattore da trascurare.

E’ buona. Affondo i denti, mastico, succhio il caffè. [a][f][q][ccc][#00023][g]Pinguinetta88-Io e te tre metri sopra il cielo-Fabri chiamami appena puoi!!Mi manchi dove sei?[/g][#00023][/ccc][/q][/f][a] si dispera, fa fantasie strane sul maniaco dei cappuccini.

Un pò ci sta male, ma è certo che lui risponderà presto. Diamine, ha messo sul biglietto da visita una foto con il suo pigiama con le mongolfiere!Le mongolfiere dico, diavolo chi resiste ad una diciottenne con il pigiama con le mongolfiere? Deve essere matto. Non riceve risposta da un pò. Eppure mi ha aggiunta, ora cambio foto, parto con la cartella “conquiste”, C:/Documents&settings/Pinguinetta/immagini/fotochelamammanondevevedere.

La pietrina dell’accendino bic nero brilla. Pall Mall. Ultimo sorso di caffè mischiato al fumo. Blocca contatto. Boccata di fumo.

AN HERO

dicembre 8, 2007

Alcune persone compaiono in Tv, ed io non capisco perché. Non guardo molto la Tivvi essendo ormai Internet addicted, ma qualche volta faccio zapping davanti al vecchio gioiellino Brionvega del salotto. Le persone che compaiono in Tv mi colpiscono sempre per la loro semplicità.

Sono capitato, ad esempio, in un programma dove dei tizi seduti su uno scranno piuttosto dozzinale si giocavano delle gallinelle tutte pepe che mostravano la mercanzia. Potevano essere le tre o le quattro del pomeriggio, l’ora giusta per il merendino dei bambini. Beh, i galletti ci davano dentro di brutto facendosi belli, e le quagliette mostravano la mercanzia. Certo, erano persone molto colte ma il pacco e le tettine si vedevano comunque.
Ho scoperto che c’è pure un sito per il programma. Andiamo a vedere i protagonisti.

Sipario

Luca: Per Luca la famiglia resta uno dei valori assoluti, lui se la cava in tutto da single ma spera di trovare una vera donna capace di condividere i suoi mille interessi che vanno dal disegno acrobatico ai furries, e di essere complementare a lui, in maniera da poterla mettere a pi greco mezzi. In particolare ama vestirsi da capra nei giorni festivi dispari.

Nicola: Cerca una ragazza educata, che si adatti a tutte le situazioni, anche quelle più spinte, che gli voglia bene, che gli tenga testa senza essere troppo accondiscendente, che gli dica di si ma anche di no, con lui ci vuole il bastone e la carota. Entrambi questi strumenti devono essergli inseriti nel retto prima della colazione, in senso orizzontale. Ama vincere a battaglia navale contro il computer ed ama declamarsi “Re del mondo” da quando vinse la mitica partita del secolo a Forza quattro con 3 gettoni rossi. Il suo piatto preferito? “Un buon risotto di mia madre, che è un’ottima cuoca, è un piacere a cui non posso resistere.” Ama fare sesso, e pur avendo un fisico di tutto rispetto, ha dei pudori e non ama filmarsi mentre lo fa. “Se la mia compagna mi trasmettesse la fiducia di cui ho bisogno, forse riuscirei a filmarmi.”

Marco: La sua donna ideale è acqua e sapone: pulita. Non vuole una donna che gli dica sempre di si, ma una donna con cui colloquiare e potere prendere delle decisioni insieme. Decisioni importanti, come quella di comprare lo zainetto Jollinvicta per la gita scolastica di Marco, che ha deciso di ricominciare a studiare. Una scelta difficile, ma che lui porta avanti con passione: “Chi smette di imparare smette di vivere”, è il suo motto. Marco ha 2 figli con cui ha un ottimo rapporto. Li vede spesso nei weekend di Febbraio, quando hanno più bisogno del suo amore.

Serena: Cerca un uomo che sia forte e indipendente, che abbia spessore e con cui valga la pena costruire qualcosa di importante. Non le piacciono gli uomini che dipendono da lei. Le piace essere sgridata quando fa le sue pazzie, ma anche coccolata. Odia le persone ripetitive. Le piace dare e prendere, le piace la carne ed il pesce, il vino rosso e bianco, le piace andare sulle giostre come una bambina, le piace la carne ed il pesce, il vino rosso e bianco, le piace andare in giostra come una bambina. Una curiosità: le da fastidio il cambiamento della fisionomia dell’uomo che le sta accanto.

Angela: Cerca un uomo che la faccia sentire al centro dell’attenzione, vuole essere lei il pianeta e lui il satellite che le gira intorno, come un grosso testicolo. Caratterialmente deve essere estroverso e simpatico, ma anche introverso e riflessivo. Non crede negli oroscopi e non sopporta che le si chieda il suo segno, perché è ascendente Cancro e da che mondo e mondo gli ascendenti Cancro non credono negli oroscopi. Angela ama la dolcezza dello straniero, la delicatezza del berbero, il cazzo sopra i 20 centimetri.

Sapete, mi sono inventato solo parte dei profili qui sopra. Eh si. I cambiamenti più marcati li vedrete subito, del resto sono fatti per scherzarci su. “Sono Ragaaaazziiiii!”.

Avrete dei problemi a capire quali sono le parti copia-incollate dal sito originale, che sono la maggior parte.

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Una storia di fantasia.

settembre 19, 2007

Giornata di sole.
Esterno giorno.
Primo piano.

Il personaggio seduto al tavolino è vestito in jeans e camicia blu a righe sottili, indossa una giacca blu scuro, scarpe in pelle italiana.
Sorseggia il suo caffè macchiato in maniera distratta, pensando che una giornata così fredda, in Settembre,non si presentava da parecchio.
La nitidezza delle montagne è impressionante. L’aria è pulita. Treviso, 19 Settembre duemilaesette.
La miscela Pellini gli scivola dentro, lo scalda, lo risveglierà tra alcuni minuti dal torpore del lungo viaggio che ha alle spalle. Il gusto deciso gli provoca un brivido di piacere, perfino.Accende una sigaretta con il fido Bic nero, ne gusta l’aroma, assapora il fumo denso, bambini fa male, bambini non cominciate, bambini il fumo fa diventare ciechi, but it’s not a cigarette, it’s YOUR MARLBORO.


Loro sono una coppia sui 35, leggono il Gazzettino, bevono caffè macchiato e mangiano brioches, lei integrale chè la linea è importante e ho già le mie paturnie e non posso sgarrare.
E’ ora al telefono, il protagonista di questa storia, e parla con una persona: c’è da progettare, si capisce dalla telefonata, un intervento di valutazione delle risorse umane in un’azienda della Provincia.
Non fa caso inizialmente all’attenzione che gli riserva la coppia. La telefonata finisce, il caffè finisce,la sigaretta finisce
e i due si teletrasportano vicini all’uomo in blu.

“Ma….tu…sei uno psicologo?” Immaginate due persone che vedono una capra che suona un violino, ecco l’effetto che fa quel signore ai due aborigeni in incognito.
“Si.” Dice lui. Secco, un sorriso, una stretta di mano imparata dai libri: professionale, decisa, non invadente.
Uno sguardo a testa, da manuale.

“Ma, dico, tu puoi farci il profilo di personalità???? La Domanda arriva dalll’uomo, buon dopobarba, bella cravatta, camicia da rivedere.
“Ne avete bisogno?” Risponde il personaggio. L’ intenzione che ha: aggredire. L’ effetto che provoca: conforto, accettazione, amicizia.
Un divo del piccolo schermo, se mi permettete.
Occhiate incuriosite. Colpi di tosse. Interrogazione parlamentare di alcuni secondi tra i piccioncini.

“Beh, ma nooooo, però lo vogliamo, ci piacerebbe un sacco!”  L’erba voglio, tesoro mio. Una spezia preziosa.
“Sono 150 euro all’ora”. Freddo. Una macchina calcolatore. E’ un Quadcore deputato al calcolo dei compensi. Potrebbe essere interpretato dall’ Al Pacino magnifico di Heat-La sfida.

L’abisso si crea, di fronte a lui.  E’ un attimo.
Si rovina, per la giovane coppia, il piccolo mondo creato da anni di buonismo mediatico e di anni di autocastrazione che hanno fatto passare per decenni gli psicologi come i volontari, i cavalieri del bene, i salvatori buontemponi, i crocerossini della personalità gratuita.

“Ma scusa, ma come, vuoi essere anche pagato? Ma non vi piace così tanto essere buoni, aiutare gli altri?” E’ lei che prende l’iniziativa.
Provoca, la signora. Vuole provocare. Dall’alto della sua brioche integrale.
“Sono un pezzo di pane, signora.” ‘L duca lui. “Non mi capita spesso di chiedere così poco, ma sono rimasto affascinato dalla vostra cortesia e dalla vostra curiosità!”
Le passa il biglietto da visita. Un movimento svelto, delicato.

“Beh, magari la contatteremo” Diffidenza. Speranza. Qualcosa che si rompe, qualcosa che nasce.
“Magari!” Dice lui. Sorriso.

Dissolvenza.

Campo aperto.
Notte.
Stelle.
Musica.

Voce del narratore, dialogo tra inesistenti:

A-Ciao Muratore, mi fai la casa?
B-Pagami
A-Ok

A-Ciao Architetto, mi disegni il salotto?
B-Pagami.
A-Certo.

A-Ciao Biologo, mi analizzi questi campioni?
B-Pagami.
A-Ok.

A-Ciao Avvocato, mi difendi in aula?
B-Pagami.
A-Ok.

A-Ciao Pappone, mi amministri le entrate?
B-Dammi la percentuale, zoccola.
A-Ok.

A-Ciao Psicologo, mi tracci il profilo di personalità?
B-Pagami.
A-Ok.

Questo post è dedicato ad Alice, che sa tracciare i profili di personalità, al contrario del sottoscritto.
Ogni personaggio è frutto della fantasia di chi ha creato questa storia. O magari no.

Stretta di Mano

La tenera età di Lulù

agosto 4, 2007

Il vostro affezionato la vede. E’ distesa su uno di quei lettini dozzinali di un colore blu tenue, a bordo piscina. Arroventata come una panatina, dorata ad ambo i lati offre al sole le sinuose curve dei suoi fianchi, che risvegliano il feticismo del vecchio porco che scrive.

Particolarmente invitanti sembrano le sue labbra, a bocciolo di rosa le descriverei se fossi un poeta, un Corona’s boy le definirebbe da esperta di soffoconi. “Più vecchio è il toro, più duro è il corno”, mi ripete in testa Don Johnson, indimenticato interprete di Marlboro Man a fianco del butterato Rourke, prima della cura.

Decide quindi, il fanatico dei fianchi torniti, di avvicinarsi alla dolce fanciulla: offrirle da bere perchè no, parlare un pò. Non capita spesso di trovare certe bellezze così, disponibili, lisce.

Esordisce con una frase da patatine Chips, discepolo di Leo Eldorado e delle sue tecniche di abbordaggio da trombeur de femmes imparate sui Cuccioloni. “Ciao, ti va di bere qualcosa insieme?”.

Toltasi lei gli occhiali, il vostro amato si accorge che la dolce fanciulla deve aver rubato gli occhietti a quell’esemplare di cerbiattina che calcava le scene Disney anni or sono, Bambi era il suo nome: ciglia ben delineate, occhi tondi ed espressivi, suppongo verde acqua nonostante il daltonismo che mi attanaglia.

La panatina sorride al vecchio porco, mostrando la collana di perle bianche che pende dalle sue gengive. Qualche maligno penserebbe subito ad una pulitura ortodontica tre volte l’anno, qualche romantico invocherebbe la bellezza struggente della natura, qualche ingegnere Mentadent penserebbe indiscutibilmente ad una mela.

“Volentieri” dice la panatina. “Fa così caldo qui”.

La salata lacrima che scende dagli occhietti del prode conquistador è sapientemente mascherata dagli occhiali scuri e dozzinali comprati poco prima sfruttando il lavoro di qualche indigeno. Traboccante di felicità, conosco Francesca, la accompagno al bar per offrirle qualche cocktail zuccheroso che lei sicuramente adora: verrà guarnito con frutta esotica, probabilmente il peloso kiwi, e scenderà tra le sue labbra come ben altro succo meriterebbe di fare.

Discorrendo del più e del meno, noto con orrore un certo tic, un torturarsi i capelli riccioluti in continuazione, mentre il sorriso cerca di mascherare un evidente stato d’animo. Il vostro affezionato vecchio porco sente accendersi la lampadina della verità; egli conosce bene quel gesto: lo ben vide dalla sorella di minore età quando il piccolo mio mini pony rischiava di perdere le chiavi della città Arcobaleno.

“Francesca, quanti anni hai?”. Lo dice piano e timido, sotto sotto spera ancora in una rivelazione poco traumatica, spera ancora che la modella che ha davanti sia nella lista del “Si può”.

“16, ma quasi 17 ormai”. Sorride, le labbra piene, gli occhi languidi, le mani affusolate, la carta d’indentità in itinere.

La supernova che lo colpisce ha la dimensione di una roulotte e la forma di due manette. Egli la guarda, come fosse diventata di fuoco. Già si vede additato come maniaco, e cominciano ad apparire cartelloni intorno al tavolo con profetiche scritte, tipo “Circonvenzione di minore” e “Attenti al lupo”. Lucio Dalla ne sarebbe fiero.

Egli si alza, comunica alla baby modella che ha passato del tempo piacevole in sua compagnia, ma che presto dovrà rientrare in canonica, che ai preti non è permesso un Daiquiri prima delle 5 di pomeriggio. Lei lo guarda un pò così, dispiaciuta per un’occasione persa, colpevole solo di essere una modella minorenne.

Egli se ne va, domandandosi se 10 anni or sono le ragazze assomigliassero tutte a Jessica Alba, ricordandosi piuttosto di alcuni esemplari femminili il cui unico problema era rappresentato dall’amore autoprocuratosi in bagno, con un cuscino, pensando ad una cavalcata con Jason Priestley, indimenticato eroe buono di un noto telefilm medievale.

Essere razzisti basandosi sulla genetica è quantomeno da persone poco intelligenti. Non c’è prova che alcune razze siano predisposte ad agire contro la legge o contro la morale comune, o che siano intellettualmente meno dotate o portatrici di “male”.

Quello che propongo è il Razzismo Comportamentista. Si discrimina la persona sulla base del suo comportamento. Una razza in particolare si presta ad essere discriminata. Andiamo ad analizzare i comportamenti di questa razza:

I ricchi appartenenti a questa razza, parcheggiano fuori dalle linee preposte alla sosta. Amano andare in macchina la domenica in chiesa, pur abitando di fronte all’edificio, parcheggiando sui cartelli di stop. Il rispetto della legge è un optional. Amano farsi belli con le loro donne urlando sguaiato nei ristoranti. Infrangono i limiti di velocità, quando capita timbrano i cerchi Pirelli sulle carrozzine.

I preti di questa razza amano possedere i bambini, i novizi, i parrocchiani e le suore.

I politici di questa razza occupano le poltrone cercando di ricevere il massimo beneficio dal proprio posto. Il bene comune non è di loro interesse.

Gli operai di questa razza sfruttano il padrone, lavorano male e poi si lagnano delle pensioni basse.

I padroni appartenenti a questa razza sfruttano i lavoratori barattando il loro benessere con i soldi.
Gli insegnanti di questa razza se ne sbattono dell’insegnamento dei fanciulli, infischiandosene dei danni enormi che provocano alle menti pure.

I Fanciulli di questa razza guardano i porno a 11 anni, bestemmiano come caproni e filmano rapporti consenzienti e non con compagni dello stesso sesso, e non.

I giovani di questa razza amano a volte spaccare vetrine durante sedicenti manifestazioni. Amano coprirsi il capo con un passamontagna, alzando il pugno mancino o la mano destra aperta, a seconda.

I poveri, appartenenti a questa particolare razza, puzzano. Non si lavano. Girano in carovana, oppure da soli, non hanno un lavoro, probabilmente hanno una bancarella o una giostra. Rubano. Stuprano. Picchiano. Non hanno un lavoro perchè non hanno voglia di lavorare, non perchè non ve ne sia la possibilità.

Gli idealisti di questa razza si fanno saltare in aria.

I soldati di questa razza stuprano i civili.

E via col tango.

E’ la razza degli Stronzi.

Mi chiedo spesso, quando Silvia Vada parla di bambine stuprate violentemente, se sotto sotto lei non stia sorridendo. Me lo chiedo perchè io sorrido quando Silvia (le darò del tu, perchè ci tiene compagnia ogni giorno, è come una vecchia zia) me ne parla. Questo almeno è quello che mi trasmettono i suoi servizi. Temo che la sua voglia di realismo cozzi contro la sua dolce personalità arrivista, oppure che la sua spiccata sensibilità all’audience cozzi con il realismo dei fatti, boh, chi lo sa.

Quello che mi fa sorridere ancor di più, è l’intervista ai familiari delle Vittime. La V non è un refuso, ormai siamo tutti vittime, non importa se di suicidio, incidenti, scippi e blabla. Silvia entra in casa delle due sorelline, travolte da un treno cattivissimo lanciato ad una velocità folle su quei binari che non lasciano speranze alla creatività del macchinista. Le due sorelline, non ci interessa se esistono, avevano deciso di attraversare i binari con le sbarre giù, una scelta lecita, certo un pò stupida se si pensa che ora sono ragù sull’asfalto. Ma torniamo a lei.

La telecamera inquadra un orsacchiotto, probabilmente il compagno di giochi delle sorelline, più probabilmente un oggetto abbandonato pronto per dare felicità ai bambini zingari. La voce è rotta dalle lacrime, un sottofondo musicale propone “No tengo dinero”, e Johnson Righeira ci fa sapere a livello subliminale che

“Los nuevos italianos crean aquí Impávidos y fieros de la velocidad”.

La telecamera indugia sulla foto delle due sventurate, due belle ragazze spensierate, limpide, un pò in carne, certo com’erano prima di essere portate via in 4 sacchi della spazzatura, ma lasciamo perdere, perchè Silvia dovrebbe cadere in queste preoccupazioni.

La madre è in cucina. E’ stremata, piange. Il funerale c’è stato da poco, il ricordo brucia come il sale su una ferita aperta. La telecamera coglie la salinità delle lacrime, quel rumore di risucchio dal naso, sintomo di raffreddore, ma in questo caso di una certa disperazione. La tovaglia a quadrettoni larghi, bianchi e rossi, tela cerata sopra un tavolo probabilmente di legno, da 4 posti che ora sarà al 50% dell’efficienza. Una mano sulla spalla della donna, Silvia porge un fazzoletto alla madre, le cui due figlie sono state maciullate da un intercity, arrivato probabilmente non in tempo per la coincidenza. La fissa negli occhi. Il momento è toccante. Sono i momenti in cui la professionalità trascende.

“Signora, come sta?”

E ora Anna Falchi ci mostrerà come saltare a cavalcioni su un cono stradale. Sipario.

Studio Aperto